Permessi Legge 104 usati per fini personali: quando il controllo investigativo può portare al licenziamento

Permessi Legge 104 e abuso del diritto: la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 13155 del 7 maggio 2026, ha confermato la legittimità del licenziamento per giusta causa di un lavoratore che aveva utilizzato i permessi retribuiti previsti dall’art. 33 della Legge 104/1992 prevalentemente per esigenze personali, dedicando all’assistenza della madre con disabilità soltanto una parte marginale del tempo.

La pronuncia è particolarmente interessante per le aziende e per i responsabili delle risorse umane perché evidenzia il ruolo che un’attività di investigazione privata può assumere nell’accertamento di un possibile abuso dei permessi Legge 104.

Permessi Legge 104: qual è la loro finalità?

I permessi retribuiti previsti dall’art. 33, comma 3, della Legge 104/1992 sono riconosciuti al lavoratore che assiste un familiare con disabilità grave.

La loro finalità non è quella di concedere al dipendente alcune ore di tempo libero da utilizzare senza vincoli, ma quella di consentire lo svolgimento dell’attività di assistenza alla persona disabile.

Questo non significa, tuttavia, che il lavoratore debba necessariamente trascorrere ogni minuto del permesso accanto al familiare.

La giurisprudenza ammette infatti anche attività che non comportano una presenza fisica continuativa, purché siano concretamente riconducibili alle esigenze dell’assistito: ad esempio, commissioni, acquisti, accompagnamenti o altri adempimenti effettuati nell’interesse del familiare.

Il problema si pone quando il collegamento tra il permesso e l’assistenza viene meno e il tempo liberato dal lavoro viene utilizzato prevalentemente per esigenze personali estranee alla finalità assistenziale.

Il caso deciso dalla Cassazione con l’ordinanza n. 13155/2026

La vicenda riguardava un lavoratore con mansioni di autista-magazziniere, che aveva usufruito di permessi pomeridiani ex Legge 104/1992 dichiarando di dover assistere la madre con disabilità.

A seguito di accertamenti investigativi, erano stati ricostruiti gli spostamenti e le attività svolte dal dipendente durante le ore di permesso.

In particolare, nelle due giornate oggetto di contestazione, il tempo effettivamente riconducibile alla cura della madre era risultato estremamente limitato: 30 minuti in una giornata e 38 minuti nell’altra, per complessivi 84 minuti su 480. Per il restante periodo erano state rilevate attività personali non riconducibili alle esigenze assistenziali.

Il datore di lavoro aveva quindi avviato un procedimento disciplinare, conclusosi con il licenziamento per giusta causa.

La vicenda è arrivata davanti alla Corte di Cassazione, che con l’ordinanza n. 13155 del 7 maggio 2026 ha confermato le decisioni dei giudici di merito.

Abuso dei permessi 104: non conta soltanto il numero di ore

Uno degli aspetti più importanti della pronuncia riguarda il modo in cui deve essere valutato l’utilizzo del permesso.

Non esiste, infatti, una regola secondo cui il lavoratore debba necessariamente assistere il familiare per l’intera durata del permesso, né un semplice conteggio dei minuti può essere considerato, da solo, decisivo.

Ciò che deve essere verificato è il nesso tra l’utilizzo del permesso e la finalità assistenziale.

Nel caso esaminato dalla Cassazione, però, tale collegamento risultava particolarmente debole: l’assistenza era stata ritenuta marginale rispetto alla durata complessiva dei permessi e il lavoratore non aveva dimostrato lo svolgimento di ulteriori attività, anche indirette, nell’interesse della madre.

La Corte ha quindi ricondotto la condotta all’abuso del diritto, ritenendola incompatibile con i doveri di correttezza e buona fede nei confronti del datore di lavoro e dell’ente assicurativo.

Quando i permessi Legge 104 possono diventare un abuso?

La pronuncia conferma un principio importante: il permesso 104 deve mantenere un concreto collegamento con l’assistenza al familiare disabile.

Può quindi essere legittimo utilizzare parte del tempo per:

  • acquistare farmaci o beni necessari al familiare;
  • svolgere commissioni nell’interesse dell’assistito;
  • accompagnare il familiare a visite o appuntamenti;
  • occuparsi di incombenze amministrative o pratiche connesse alle sue necessità;
  • svolgere altre attività che, pur non comportando la presenza fisica accanto al disabile, siano funzionalmente collegate all’assistenza.

Diverso è il caso in cui il lavoratore utilizzi la parte prevalente del permesso per attività esclusivamente personali, senza riuscire a dimostrare un concreto collegamento con le esigenze del familiare.

È proprio questa sproporzione, valutata insieme alle circostanze concrete del caso, a poter integrare un abuso del diritto e assumere rilevanza disciplinare.

Investigazioni sui permessi 104: quale può essere il ruolo dell’investigatore privato?

Per un’azienda, il sospetto di un utilizzo improprio dei permessi Legge 104 può essere particolarmente delicato.

Un semplice sospetto, infatti, non equivale a una prova.

Quando esistono elementi concreti che fanno ritenere possibile un abuso, un’attività investigativa professionale può consentire al datore di lavoro di ricostruire le condotte tenute dal dipendente durante le ore di permesso.

L’attività dell’investigatore può essere finalizzata, nei limiti previsti dalla legge, a documentare:

  • gli spostamenti del lavoratore;
  • le attività effettivamente svolte durante il periodo di permesso;
  • la presenza o meno di condotte riconducibili all’assistenza;
  • la ripetitività di eventuali comportamenti anomali;
  • circostanze utili a verificare la corrispondenza tra la finalità dichiarata del permesso e il suo effettivo utilizzo.

L’obiettivo non dovrebbe essere quello di “sorvegliare” indiscriminatamente il dipendente, ma di raccogliere elementi oggettivi e documentabili quando esiste un fondato motivo per verificare un possibile comportamento illecito o contrario agli obblighi contrattuali.

Perché la documentazione investigativa è importante

Nel contenzioso lavoristico, la ricostruzione dei fatti assume un’importanza centrale.

Nel caso dell’ordinanza n. 13155/2026, gli accertamenti investigativi avevano consentito di documentare una situazione nella quale il tempo dedicato all’assistenza risultava estremamente ridotto rispetto alla durata complessiva dei permessi.

È importante sottolineare che non è sufficiente dimostrare che il lavoratore si trovi lontano dal familiare assistito: una determinata attività potrebbe infatti essere funzionale proprio all’assistenza.

Per questo motivo, un’indagine professionale deve concentrarsi sulla ricostruzione complessiva delle condotte e delle circostanze, evitando conclusioni automatiche.

Cosa deve valutare un’azienda prima di procedere?

Di fronte a un possibile abuso dei permessi Legge 104, l’azienda dovrebbe procedere con particolare cautela.

Prima di assumere provvedimenti disciplinari è opportuno valutare:

  1. quali siano gli elementi concreti alla base del sospetto;
  2. quale sia la finalità dichiarata dei permessi;
  3. quali attività vengano effettivamente svolte dal dipendente;
  4. se tali attività siano direttamente o indirettamente riconducibili all’assistenza;
  5. se il comportamento sia occasionale oppure ripetuto;
  6. quale sia la documentazione disponibile a supporto degli eventuali addebiti.

L’indagine deve inoltre essere svolta nel rispetto della normativa applicabile e con modalità proporzionate alla finalità perseguita.

Permessi 104 e investigatore privato a Monza: quando chiedere una consulenza

Per un’impresa, accertare un possibile abuso dei permessi Legge 104 prima che la situazione sfoci in un contenzioso può essere importante.

Un’agenzia investigativa può supportare il datore di lavoro nella fase di raccolta degli elementi necessari a ricostruire i fatti, fornendo una documentazione dell’attività svolta che potrà essere valutata, insieme agli altri elementi del caso, dai professionisti che assistono l’azienda.

La recente ordinanza della Cassazione n. 13155/2026 dimostra ancora una volta quanto sia importante distinguere tra legittima fruizione del permesso e abuso del diritto: non è la semplice assenza del lavoratore accanto al familiare a determinare l’illecito, ma l’utilizzo del beneficio in modo prevalentemente estraneo alla sua finalità assistenziale.

Conclusioni

I permessi Legge 104 non sono ore di ferie aggiuntive: devono essere utilizzati in funzione dell’assistenza al familiare con disabilità, anche attraverso attività indirettamente connesse alle sue esigenze.

Quando, invece, l’assistenza diventa soltanto marginale e la maggior parte del tempo viene destinata a finalità esclusivamente personali, può configurarsi un abuso dei permessi 104, con conseguenze anche sul piano disciplinare.

L’ordinanza n. 13155/2026 della Corte di Cassazione conferma che, in presenza di elementi concreti, un’attività investigativa professionale può essere uno strumento utile per ricostruire e documentare i fatti sui quali il datore di lavoro dovrà poi fondare le proprie valutazioni.

Galluzzi & Partners – Agenzia Investigativa a Monza può fornire supporto alle aziende che necessitano di approfondire situazioni di possibile abuso dei permessi, attraverso attività investigative mirate e nel rispetto della normativa vigente.

Nota: questo articolo ha finalità informative e non costituisce consulenza legale. La valutazione della legittimità di un eventuale controllo e delle conseguenze disciplinari deve essere effettuata considerando le circostanze specifiche del caso e la normativa applicabile.